Cronaca In evidenza Palio e vita di contrada Siena

Le risse dopo Palio. Quei video in rete che non tutelano la Festa.

David Busato
Written by David Busato

Sin da subito filmati virali delle risse post Palio hanno aperto un vivace dibattito sul web. Tra diritto di cronaca e tutela dell’immagine del Palio.

Siena. Esiste un confine tra diritto di cronaca e tutela di una Festa importante e storica come il Palio di Siena? Da stamani, sui siti di importanti quotidiani nazionali, circolano i video delle risse di ieri scoppiate subito dopo la vittoria della Selva. Protagoniste Torre e Onda, e poco più in avanti, Montone e Nicchio. Risse, che sono sempre capitate, ma in questo momento in cui la tradizionale Festa, è sotto gli occhi di tutti, viste le recentissime proteste animaliste, rischiano di essere controproducenti all’intera immagine della festa. La Repubblica, La Nazione, il Fatto Quotidiano hanno messo sulla rete i video e scatenato un vivace dibattito sul web. Oggi, uno dei blog senesi più visitati, Elio Fanali, ha scritto un post dal titolo esemplare e condivisibile: “Più contrada, meno Facebook” (https://eliofanali.wordpress.com/2015/08/18/piu-contrada-meno-facebook-e-due ps/?fb_action_ids=10207684072047943&fb_action_types=news.publishes). Di Contrada si parla in Contrada, non sul web, sui social, su Facebook. E non sto facendo riferimento al commento o alla foto sul parente monturato, sul saluto, all’arrivo vittorioso, alla foto di giubilo, perfino allo sberleffo (nei limiti, s’intende) nei confronti dell’avversaria: sono cose che ci possono anche stare. Sto facendo riferimento ai commenti su questo o quel episodio, che magari coinvolge la rivale, al giudizio su questa o quella dirigenza, alla critica su questo o l’altro episodio. La tecnologia è uno straordinario strumento, ma ha anche dei sonori difetti, almeno in certi contesti. Ci sono le sedi preposte, sono le assemblee di Contrada o i locali delle Società (per chi sa dove siano, ovvio). Capisco quanto il limite sia flebile, ma bisogna recuperare una cultura del “vissuto” contradaiolo anche in questo contesto. Più Contrada e meno facebook, insomma. Il social e il web sono strumenti utili, ma solo fino a quando non se ne diventa schiavi per tutto e con tutto. Altrimenti fra breve faremo le cene via chat . E il Palio non sarà rovinato da questo o l’altro animalista, non sarà questa o l’altra “istituzione” a farlo cambiare. Ma i senesi”.

Molti dicono che sono cose sempre successe e che sempre succederanno. Molti dicono che il Palio è una Festa talmente particolare e speciale da essere unica, rissa compresa. Già ieri sera, alla fine della Carriera vinta dalla Selva, anche sul web, si erano levate le voci di critiche alla rissa e disquisizioni varie sul Palio. Anche stamani molte critiche all’opportunità o meno di far girare in rete certi video. Uno dei video che sta riscuotendo successo in queste ore con numerosi commenti, che ha visto contrapporsi senesi e non senesi, è stato quello de La Stampa di Torino. Su Facebook il giornale torinese, ha pubblicato il video, titolando seraficamente: “E’ finita… A pugni! Mega rissa al palio di Siena dopo la vittoria sulla Selva”.

Molti commenti sono stati improntati sulla condanna della rissa: “Tradizione barbara … corressero loro al posto dei cavalli!”, “Le forze dell’ordine erano al bar? Viva l’Italia”, “Siamo fermi al Medioevo”, “Spero che qualche contradaiolo si sia fatto male. Ah già noi non Senesi non possiamo capire”, “Speriamo si ammazzino cosi non faranno piu sta cagata di palio”, “Che bella gente!! Che belle pacifiche e “storiche” tradizioni!!”, “Se una tradizione finisce in rissa, forse qualcosa non va!”, “Rappresentazioni barbare”, “Stronzate “medioevali” in tutti i sensi” e via discorrendo. Un derby di commenti dal sapore antropologico e geografico tra senesi e non senesi. Altri, senesi, hanno ribattuto con frasi del tipo “Se non si vive il palio almeno una volta non si riesce a capire…sono sane rivalità che possono al massimo sfociare in una sana scazzottata…niente più… ve lo posso assicurare..”, “Lasciate stare il Palio, chi non é senese é bene che guardi con distacco e non provi a capire”, “Son cose più che normali. E’ che voi, fuori dalla Toscana, non ci capirete mai”, “Questo è quello che succede quando si parla di cose senza conoscerle….fatevi i c…. vostri nelle vostre città che è meglio. A me di quello che accade nelle altre città non me ne frega nulla e nemmeno lo commento magari imparate a farlo pure voi. Complimenti a LA Stampa che come sempre si occupa di cose veramente importanti eh….bravi”.
Insomma, un duello infinito. Sullo sfondo, appunto, l’opportunità o meno di pubblicare certi video, tra diritto di cronaca e tutela della Festa. Questi video, sono nocivi o no? In una società sempre più interconnessa e basata sull’apparire, qual’è l’immagine della Festa che prevale e deve prevalere? Ha senso avere un Consorzio di tutela del Palio, se poi, da ogni parte, sbucano telefonini e tablet che riprendono e diffondono immagini non convenzionali, incontrollate e magari lesive? E’ possibile riuscire a controllare ogni minima immagine che esce dalla Piazza? In che modo?

David Busato

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David Busato

David Busato

Giornalista pubblicista dal 2008. Laureato in Scienze Politiche e Documentazione e ricerca storica (entrambe a Siena). Docente. Collaboratore di Primapagina Chiusi, Lettera 43 e Qui Siena. Il suo motto, non originale, è "Fai quello che devi, accada quello che può...".