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Falorni: “MPS, è colpa di tutti, non è colpa di nessuno. NON E’ VERO!”

David Busato
Written by David Busato

Siena. “Veramente non ne posso più di questa vulgata che per il disastro MPS le colpe sono di TUTTA la politica. NON E’ VERO”. Marco Falorni, consigliere comunale di Impegno per Siena, commenta le ultime vicende Mps, le conclusioni della commissione d’inchiesta regionale su Mps ed alcune dichiarazioni di politici. “In principio -continua Falorni-  fu Ceccuzzi, poi Valentini, poi Renzi, poi Marras, ora perfino i cinque stelle nostrani e chi più ne ha più ne metta, tutti a propalare al popolino la vulgata che “erano tutti d’accordo” e che “tanto sono tutti uguali”. NON E’ VERO, le Liste Civiche Senesi hanno combattuto strenuamente, osteggiate con le buone o con le cattive dal resto della politica (a parte la Lega, per dire tutta la verità) e circondate dai sorrisini di sufficienza del “distratto” popolo senese. E siccome, scusate la licenza, mi sono rotto i santissimi di ascoltare e leggere menzogne, comincio un’operazione verità. Vediamo dunque, a beneficio degli smemorati e dei creduloni, cosa è accaduto in consiglio comunale, e quale è stata la posizione delle Liste Civiche Senesi. Verba volant, scripta manent.

Marzo 2008. A distanza di 5 mesi dall’annuncio dell’acquisizione di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi, le Liste Civiche Senesi, il 18 marzo 2008 discutono in consiglio comunale una mozione da loro presentata, dove si impegna il sindaco a convocare una riunione con il presidente della Fondazione MPS affinché illustri al consiglio comunale le nuove scelte strategiche cui si sta ispirando la Fondazione Monte dei Paschi. Dal verbale della seduta consiliare, si leggono gli interventi che ci furono. Tra questi un consigliere del PD, in sede di dichiarazione di voto, diceva: “La scelta di Antonveneta e, voglio ricordare, anche la scelta di Axa per quanto riguarda il settore assicurativo, in effetti sembrano in questo momento quelle più rispondenti alle esigenze di crescita e di dimensionamento del Monte dei Paschi”.
La mozione delle LCS fu respinta: votanti n. 29; voti favorevoli 6; voti contrari 23.
I voti favorevoli furono di: Ascheri, Campopiano, Falorni, Giordano, Milani, Piccini Pierluigi.
Anche nella seduta consiliare del 3 giugno 2008, sempre le Liste Civiche Senesi, presentano un’altra mozione dove tornano a chiedere un incontro con il presidente della Fondazione MPS per illustrare le proprie previsioni sugli effetti futuri delle scelte operate, allo scopo di mettere in grado il Comune di intraprendere le eventuali modifiche alle proprie strategie di spesa. Questo alla luce dei seguenti fatti: a) La Fondazione MPS ha deciso di sottoscrivere la sua quota di aumento di capitale della partecipata Banca Monte dei Paschi Spa con un impegno che è stato precisato in 2,95 miliardi di euro. b) Successivamente la stessa Fondazione MPS ha deciso di sottoscrivere una quota del 58 per cento della emissione di obbligazioni convertibili da parte della Banca MPS per completare la provvista necessaria all’acquisto della Banca Antonveneta. c) La Fondazione MPS, per affrontare tale impegno, ha stipulato un debito di 580 milioni di euro che avrà ovviamente un suo costo per interessi a carico dei bilanci e quindi delle disponibilità future.
La mozione delle LCS fu respinta: votanti n. 35; voti favorevoli 9, voti contrari 26.
I voti favorevoli furono di: Bandini, Bossini, Campopiano, Capitani, Falorni, Milani, Panti, Piccini Pierluigi, Stelo.
Seduta consiliare del 30 settembre 2008. Alla luce del documento informativo reso di pubblica conoscenza da parte di Banca Monte dei Paschi Spa in data 16 giugno 2008, i consiglieri delle Liste Civiche Senesi presentano una nuova mozione dove impegnano il sindaco a promuovere il richiesto incontro nei tempi più rapidi con il presidente della Fondazione Monte dei Paschi, perché lo stesso informi se tali nuovi elementi erano già a conoscenza sua e degli organi amministrativi dell’Ente, in particolare per quanto riguarda i seguenti fatti, dichiarati nel documento informativo: a) La Banca MPS non ha effettuato una normale due diligence finalizzata all’aggiustamento del prezzo di acquisizione e le è stato consentito, solo dopo la sottoscrizione dell’accordo, di effettuare una verifica conoscitiva (due diligence) sulle principali tematiche contabili, fiscali e legali del Gruppo Antonveneta. b) Ai fini della determinazione del prezzo non sono state redatte perizie di stima. c) Banca MPS ha acquisito Banca Antonveneta da ABN AMRO. d) Il valore complessivamente pagato quale prezzo di acquisizione del Gruppo Antonveneta è ammontato a miliardi di euro 10,124 (e non 9, come precedentemente annunciato), comprendendovi altri oneri, tra i quali 230 milioni per interessi calcolati sul prezzo base alla data di stipula del contratto di cessione (8 novembre 2007) sino alla data di closing dell’operazione (30 maggio 2008). e) La Banca MPS sarà chiamata (come nuova capogruppo di Antonveneta) a sostituire le linee di finanziamento che ABN AMRO aveva accordato a Banca Antonveneta per un importo complessivo di circa euro 7.500 milioni. f) Tale processo di sostituzione non rientra nelle condizioni previste dal contratto di acquisizione e, in assenza di tutte le informazioni addizionali (valutazioni, perizie eccetera) necessarie per una determinazione sufficientemente attendibile delle attività, passività, attività potenziali e passività potenziali del Gruppo Antonveneta, si è preliminarmente proceduto ad iscrivere nella voce “avviamenti” la differenza, pari a euro 7.292 milioni, tra il costo complessivo dell’acquisizione e il patrimonio netto consolidato del Gruppo Antonveneta al 31 dicembre 2007, al netto dei propri avviamenti residui (euro 625 milioni), come risultante dopo il processo di deconsolidamento del Gruppo Interbanca. g) Tra i rischi, viene preventivato nel documento informativo quello della perdita di clienti e di personale di rilievo da parte della società acquisita e di difficoltà relative al coordinamento del management, e pertanto si afferma che il processo di integrazione tra BMPS e il gruppo facente capo a Banca Antonveneta potrebbe essere completato con tempi e modi diversi da quelli originariamente pianificati e comportare costi non previsti dalla società.
Ritenuto che l’argomento, per la sua oggettiva rilevanza anche in prospettiva, debba, per la fonte pubblica di provenienza, formare oggetto di specifico incontro volto a chiarire i termini suesposti, in modo da confermare o eventualmente smentire gli stessi, si impegnava il sindaco a promuovere il richiesto incontro nei tempi più rapidi.
La mozione era firmata da Ascheri Mario, Falorni Marco, Piccini Pierluigi, Bossini Franco e Stelo Vittorio. La mozione era stata depositata fino dal giugno 2008, e quindi discussa in consiglio comunale il 30 settembre 2008.
Ne seguì un dibattito piuttosto acceso in consiglio comunale. La mozione è illustrata dal consigliere Pierluigi Piccini con competenza e dovizia di particolari sui numeri, che davano le cifre anche sull’ingente fiume di denaro messo in campo. Il consigliere Pierluigi Piccini sostiene che l’acquisizione di Antonveneta è avvenuta “con forti elementi di divergenza rispetto a quanto originariamente dichiarato” dalla Fondazione MPS, rilevando che l’operazione è alla base del ribasso delle azioni MPS in borsa. Piccini afferma anche che il prezzo pagato per l’aggregazione è stato di 10,1 miliardi di euro e non di 9 miliardi.
Dal verbale si evincono interventi da ricordare, come quello di un consigliere di maggioranza: “(…) Perché intanto i clienti di Antonveneta hanno gradito la fusione con il Monte dei Paschi, tanto è vero che ci sono stati mille clienti del credito in più solo nel mese di luglio, mentre invece ci sono stati 3.000 nuovi conti correnti aperti nel mese di giugno. Quindi, voglio dire, insomma, ci comincia ad essere un movimento verso il gruppo Monte dei Paschi notevole (…) Ma io sono sicuro e credo di poter asserire con serenità che ciò che sta succedendo, il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi, e quindi chi deve dirigere questa Banca, ne avrà tenuto conto. Come sono praticamente certo, per lo meno spero di esserlo, che quando fu fatta l’operazione Antonveneta, chi doveva sapere lo sapeva, che tutto il mondo doveva sapere che il Monte dei Paschi acquistava la Antonveneta, ma chi lo doveva sapere secondo me lo sapeva. Altrimenti non è possibile immaginare che un’operazione del genere fosse passata col beneficio di tutte le istituzioni e della casa madre, la Fondazione, che guarda caso ha comunque continuato a mantenere la sua percentuale di maggioranza all’interno della Banca ed anzi sta già pensando a fare nuove operazioni. Quindi, volevo dire, questo che ho detto io è già una cosa che ritenevo giusta. E poi c’è da dire un’altra cosa, che intanto la Banca, ancora più forte, è sempre a Siena, va bene? (…) Portarlo in consiglio comunale, il presidente della Fondazione, il presidente della Banca, mi sembra che in questo momento possa passare anche come un processo alle intenzioni ormai passate (…)”.
La mozione delle LCS fu respinta: votanti n. 30; voti favorevoli 10; voti contrari 20.
I voti favorevoli furono di: Ascheri, Bandini, Campopiano, Capitani, Falorni, Giordano, Milani, Panti, Piccini Pierluigi, Stelo.
Nella seduta del 26 novembre 2008 fu portata in consiglio una interrogazione in merito all’uscita della Banca Montepaschi dalla lista dei conglomerati finanziari.
L’interrogazione, depositata il 9 ottobre 2008, fu firmata dai consiglieri: Piccini Pierluigi, Stelo Vittorio, Campopiano Luciano, Bossini Franco, Giordano Giuseppe, Panti Duccio, Falorni Marco, Ascheri Mario.
Premesso che: da notizie apparse sulla stampa nazionale apprendiamo che il Montepaschi esce dalla lista dei conglomerati finanziari italiani, vale a dire da quei gruppi societari che svolgono attività in misura significativa nel settore assicurativo;
considerato che: a) la Banca negli ultimi 2 anni ha ridotto il peso nel comparto assicurativo e, dopo l’acquisizione di Antonveneta, è stata obbligata a mettere in cantiere una massiccia campagna di cessioni per riequilibrare i coefficienti patrimoniali; b) che in quest’ottica, la Banca senese ha venduto ad Axa, a ottobre dello scorso anno, il 50 per cento di MPS Vita, di MPS Assicurazioni Danni e del business dei Fondi Pensione Aperti, oltre alla gestione degli attivi delle compagnie assicurative e dei fondi pensioni aperti. Un pacchetto complessivo pagato dal gruppo francese 1,150 miliardi di euro (la plusvalenza per BMPS è stata di 750 milioni di euro); c) che nell’ambito delle dismissioni post acquisizione Antonveneta è uscito dal patrimonio del gruppo anche Quadrifoglio Vita (141,5 milioni di euro);
tenuto conto che: il comparto assicurativo ha da tempo rappresentato uno dei punti qualificanti per lo sviluppo strategico della Banca, come evidenziato anche dall’ultimo piano industriale del gruppo;
tutto ciò premesso chiediamo al sindaco di riferire sui motivi che hanno indotto i vertici della Fondazione MPS a sostenere e consentire il nuovo corso di dismissioni che ha comportato un pesante ridimensionamento e lo stallo del progetto di banca universale da tempo punto qualificante del Piano Industriale dell’Istituto senese, vanificando così i cospicui investimenti profusi in termini di risorse di personale e di capitali investiti.
Nella seduta del consiglio comunale del 17 marzo 2009 i consiglieri della Liste Civiche Senesi presentano una interrogazione orale urgente al sindaco in merito alla “Politica della Fondazione in merito ai dividendi della partecipata MPS”.
L’interrogazione, depositata il 3 febbraio 2009, fu firmata dai consiglieri: Campopiano Luciano, Stelo Vittorio, Piccini Pierluigi, Giordano Giuseppe, Panti Duccio, Ascheri Mario, Falorni Marco.
Premesso che: da notizie di stampa, si è venuti a conoscenza di una dichiarazione del presidente Gabriello Mancini nella quale lo stesso ha dichiarato che la Fondazione “è disponibile anche ad aggiornare il piano industriale della Banca Mps” ed ha affermato che “la Fondazione si aspetta che per il 2009 il piano porti risultati”;
considerato che: sempre da notizie di stampa lo stesso presidente ha dichiarato la propria contrarietà all’ipotesi che la Banca non distribuisca gli utili, chiarendo così che con l’espressione “porti risultati” non intendeva tanto la contabilizzazione di risultati positivi quanto la distribuzione di dividendi, anche a scapito del necessario miglioramento degli indici patrimoniali;
che tale atteggiamento mostra insensibilità e inconsapevolezza per l’attuale situazione patrimoniale della Banca che manifesta un coefficiente patrimoniale “Core tier 1” inferiore a tutti i principali gruppi bancari nazionali e al di sotto dei limiti di vigilanza;
che una tale pressione sulla Banca da parte del socio di maggioranza potrebbe costringerla a esasperare il ricorso alla vendita di asset strategici in un momento di forte depressione dei mercati e con prospettive di rilevanti perdite sui crediti da parte del sistema bancario a causa della crisi finanziaria in atto;
tenuto conto: a) che l’attuale situazione di difficoltà della Banca è, come afferma la stampa specializzata (Affari & Finanza del 26 gennaio 2009, tra gli altri), diametralmente opposta alla estrema solidità del passato e ciò dipende dall’aver effettuato l’operazione Antonveneta ad un prezzo estremamente oneroso e quando i segnali della crisi mondiale erano già evidenti; b) che la Fondazione e il suo presidente hanno appoggiato tale operazione nonostante i segnali dell’advisor (che avevano parlato di “tensioni in atto”) ed i numerosi richiami dei piccoli azionisti, anche in sede di assemblea per l’approvazione dell’aumento di capitale, che prefiguravano i rischi di negative ricadute sul territorio;
chiedono al sindaco di adoperarsi nei confronti dei vertici della Fondazione per richiamarli al rispetto degli obblighi statutari in merito al mantenimento e rafforzamento del patrimonio e quindi, soprattutto, della principale partecipata, valutando la scelta sulla distribuzione dei dividendi in un contesto di rispetto delle norme e di tutela degli assetti patrimoniali della Banca.
CONCLUSIONE. Queste dunque sono le posizioni espresse in consiglio comunale dalle LCS, e presenti agli atti, nel periodo successivo all’acquisto di Antonveneta da parte di Banca MPS, posizioni ben diverse da quelle del PD e dell’intero “groviglio armonioso”. Oggi possiamo dire: chi aveva ragione?
E’ vero che gli errori non si cancellano, ma è altrettanto vero che non si devono dimenticare. Troppo facile lavarsi la coscienza con qualche larvata autocritica e con il mantra della discontinuità, penoso il ruolo di certi editorialisti di provincia che invitano a guardare al futuro, più che al passato.
Il futuro sarà molto difficile, chiunque vinca le prossime elezioni, e questo dipende proprio dal passato. E se i senesi, che per la verità hanno già dormito abbastanza, non dimostreranno di essersi svegliati, finiranno per premiare ancora una volta chi ha compromesso il futuro loro e dei loro figli. Almeno impariamo! Ripartiamo dagli errori, rimbocchiamoci le maniche, ma come primo atto mandiamo a casa una classe dirigente che ha fallito. Niente vendette, ma almeno a casa ci vadano.
Sarebbe l’ora che i senesi scegliessero, come amministratori, persone che non promettano miracoli, che non promettano meraviglie 2.0, che non dicano “non lo sapevo”, ma che almeno, con la loro storia, garantiscano al di là di ogni dubbio impegno, serietà, coerenza, onestà”.
Marco Falorni

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David Busato

David Busato

Giornalista pubblicista dal 2008. Laureato in Scienze Politiche e Documentazione e ricerca storica (entrambe a Siena). Docente. Collaboratore di Primapagina Chiusi, Lettera 43 e Qui Siena. Il suo motto, non originale, è "Fai quello che devi, accada quello che può...".